Cos'è l'osteonecrosi?

Con il termine di osteonecrosi (oppure necrosi asettica o necrosi avascolare) si fa riferimento a una patologia caratterizzata da morte cellulare del tessuto osseo in un’area più o meno vasta di una estremità (epifisi) di un osso lungo. La condizione che porta all’insorgenza di osteonecrosi sembrerebbe essere, in ultima analisi, un danno ischemico, ovvero conseguenza di un insufficiente apporto di sangue e quindi di ossigeno all’osso colpito.

 

L’osteonecrosi comporta la perdita dell’integrità strutturale dell’osso; pertanto, se non trattata in tempo e con metodologie efficaci porta alla deformazione del capo articolare che, nei casi più gravi, può giungere fino al collasso del profilo corticale compromettendo la funzionalità articolare. Quando la necrosi coinvolge il profilo corticale e conseguentemente anche la cartilagine articolare, viene spesso denominata osteocondrosi (o osteocondrite).

 

Le sedi più frequentemente interessate dall’osteonecrosi sono:

  • la testa del femore;
  • il ginocchio (condili femorali e il piatto tibiale)
  • la testa dell’omero;
  • le ossa del piede (calcagno, astragalo, scafoide, cuboide, cuneiformi,)
  • le ossa della mano (scafoide, semilunare)

 

L’osteonecrosi si manifesta con dolore all’articolazione interessata e impotenza funzionale (ridotta mobilità e deficit di forza).

 

Le indagini strumentali che si utilizzano per la diagnosi di osteonecrosi sono la risonanza magnetica e la radiografia standard. La risonanza magnetica è l’esame più sensibile per fare la diagnosi di osteonecrosi e permette di valutare anche gli stadi iniziali della malattia, che, per altro, sono quelli in cui il dolore è maggiore e le possibilità di cura sono massime.

Il reperto radiologico più importante che viene individuato con la risonanza magnetica è l’edema intra spongioso, ovvero l’immagine che si genera a seguito della imbibizione della porzione di osso colpito. 

La radiografia standard è un’indagine poco sensibile, quindi quasi sempre negativa negli stadi iniziali della malattia, che permette, però, di valutare il profilo corticale e lo spazio articolare fornendo informazioni prognostiche importanti.

 

Approfondimenti:

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